Sinossi

DUECENTOPAROLE  parte da un microcosmo, per arrivare a descrivere una difficile situazione universale: la storia di chi, costretto ad abbandonare il proprio paese alla ricerca di maggior fortuna, trova difficoltà, diffidenza e condizioni di vita spesso non dignitose nel luogo che li ospita.

La realtà raccontata in questo caso è quella di Pioltello, alle porte di Milano, che come tanti altri comuni dell’hinterland è stato interessato negli ultimi anni da un nuovo movimento migratorio che ne ha modificato il tessuto sociale, culturale e linguistico. Il problema maggiore che si è prodotto dall’incontro di tante etnie è soprattutto a livello comunicativo.

Allora c’è chi, straniero o italiano, prova a elaborare nuove forme di comunicazione, un terreno di confronto che non sia fondato solo sulla parola, ma che prenda sostanza dal mondo delle emozioni, dell’arte, della cultura.

Assan Umer (2)

Assan e Umer

Il documentario segue le vicende di Umer, Faizan e Hassan tre ragazzi pachistani rispettivamente di 15, 17 e 18 anni. Sono da quattro anni in Italia e, come i molti compagni di classe nati in Italia, sono non-cittadini a causa di una legge anacronistica e inadeguata alla nuova società italiana.Per necessità hanno imparato velocemente la lingua ed ora nel tempo libero, tra impegni scolastici e partite di cricket in un parcheggio, si dedicano al non semplice compito di insegnare l’italiano ad altri stranieri, con il desiderio di testimoniare la propria solidarietà a chi, appena arrivato, incontra le loro stesse difficoltà.

virigillito

Rita Virgillito

C’è anche Rita Virgillito che, arrivata a Pioltello nel 1968, dopo essere emigrata in Germania dalla Sicilia, dedica il suo tempo a scrivere libri che raccontano della sua esperienza e ad accompagnare le donne migranti del quartiere. In questo caso è un piatto di cous cous a mettere in moto la voglia di conoscere e condividere. Così insieme alla sua amica marocchina ritroviamo Rita in giro per le strade del quartiere Satellite in cerca degli ingredienti giusti per cucinare la pietanza.

giulia&giulia

Giulia & Giulia

E poi Giulia e Giulia, due animatrici del centro di cultura popolare che portano avanti un laboratorio espressivo, ispirandosi al Teatro dell’oppresso del regista brasiliano Augusto Boal. Rivolto ai ragazzi del multietnico quartiere, propone loro esperienze di conoscenza e di ascolto, lavorando su una comunicazione verbale e non verbale che superi le barriere e gli stereotipi. Questo è il quadro di una realtà incorniciata da una legge sulla cittadinanza che non è al passo coi tempi e che lascia molte persone, alla ricerca di un luogo ospitale che dia dignità al personale progetto di vita, nelle precarie condizioni di non-cittadino. Così le vecchie e  le nuove generazioni si aiutano a vicenda per provare a creare un futuro più stabile e giusto.

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