Chi siamo

Cinema della realtà – Cernusco sul Naviglio. – Scrittura cinematografica.

Il collettivo Nanook ha girato il video DUECENTOPAROLE
da fine 2012 a metà del 2013.

nanooknanook negativoE’ costituito da :
Coordinamento e regia
Fabio Martina
Documentaristi      Collaboratori
Ilaria Donato                Mario Blaconà
Barbara Pincardini     Luciano Codazzi
Mauro Ratti                Giovanna Stanganello
Stefano Tresoldi

P1020722Fabio  – Autore di documentari e di film di fiction, iscritto all’associazione 100 autori, Fabio Martina, dopo una laurea in filosofia, la frequentazione della Scuola del Cinema di Milano e una lunga collaborazione con l’azienda Rai nell’area regia, firma e produce audiovisivi nella Milano vibrante dei primi anni del 2000. La sua massima è “C’è sempre qualcosa da raccontare”.

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Ilaria -Dopo il diploma in lingue va a vivere a Londra per un anno, dove fa la cameriera e l’ assistente fotografa. Tornata in Italia, pur sempre continuando il lavoro tra i tavoli di ristoranti e le casse dei cinema, fa un corso di regia alla Scuola Nazionale di Cinema Indipendente di Firenze. In seguito non ha mai smesso d’ imparare lavorando come filmmaker specializzandosi nella ripresa perchè convinta che il viaggio più bello sia incontrare le persone, conoscerle, ritrarle e raccontarle a 25 fotogrammi al secondo.

Barbara PincardiniBarbara -Insegna all’Itsos Marie Curie di Cernusco sul Naviglio, periferia est di Milano.
Le piace lasciare Milano la mattina presto in metropolitana e scendere alla fermata in mezzo a un campo. Poi percorrere la strada che fiancheggia il Naviglio della Martesana fino ad arrivare a scuola.
Ha sempre cercato di scoprire dove finiscano gli studenti che scompaiono ogni anno per vari motivi dalle sue classi.
Ne ha solo trovato qualcuno alle casse di Leroy Merlin, nei magazzini dell’Ikea in un’agenzia immobiliare, in un ristorante cinese. Per il resto persi. E sono tanti.

Mauro P1030123Mauro – Informatico per passione , sin dai tempi della università  e’  un appassionato fotografo. Alterna il suo tempo libero fra scatti e turni in Croce Bianca . Ha girato video con persone diversamente abili come attori  nelle baraccopoli della Repubblica Dominicana, ottenendo un premio speciale della giuria  al Festival del Cinema Nuovo.

presentazione

Stefano – Lavora come educatore dopo gli studi in sociologia. Si occupa di rom e immigrazione, di politiche e di conflitti.

Scopre l’uso e le potenzialità di una videocamera alcuni anni fa in Palestina e da allora fa una gran fatica a star lontano da entrambi.

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Mario – Laureando in giurisprudenza, da sempre appassionato di cinema e musica, è chitarrista e autore in una band emergente, redattore presso una rivista cinematografica online e programmatore e critico cinematografico presso il Cinema Agorà di Cernusco Sul Naviglio. Incuriosito e affascinato dalle potenzialità che le due arti hanno di smuovere le coscienze, vuole dare il suo contributo affinchè nessuna di queste due venga dimenticata, o ridotta a semplice prodotto commerciale.

luciano con cappello

Luciano  – appassionato della vita nelle sue molteplici forme: elettronica, informatica, musica, astronomia, ecologia, psicologia e sociale.

Non sa nulla ma proprio nulla di calcio. Consigliere delle Acli  cernuschesi, supporta la parte di comunicazione e collabora per la formazione. Da sempre tortura parenti e amici con cineprese,video e fotografie.

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Giovanna –
Insegna lettere all’Itsos di Cernusco sul Naviglio dove sostiene progetti di intercultura in collaborazione con associazioni di impegno civile e con la rivista «Strumenti » del Cres/Manitese. Appassionata della pratica corale afro-brasiliana, si occupa per Iris (Istituto ricerche insegnamento della storia) del rapporto tra musica e storia nell’area in lingua lusitana. In Brasile, che considera una seconda patria, ha collaborato a progetti di strada per meninos de rua sulle espressività poetiche.

Il collettivo Nanook ringrazia tutti coloro che hanno partecipato .


Il collettivo Nanook è nato dall’interesse comune per il cinema della realtà nell’ambito di percorsi di intercultura e si è ritrovato ad un incrocio di etnie: un’Africa dentro casa, l’America centrale , l’oriente in una classe terza dell’Itsos.

Settembre 2013: davanti al gruppo riunito per il corso di docufilm, le immagini dell’esquimese Nanook mostrano una vita agli albori della vita: la pesca con l’arpione, l’igloo che prende forma e il sorriso di chi sa di essere rappresentato. Come documentare senza artificio? Se lo chiede il regista Fabio Martina, ce lo chiediamo a nostra volta.

Il progetto finanziato dalle Acli e altre associazioni , con sede operativa nel circolo di Cernusco, racconterà una realtà multietnica del territorio dove alcuni di noi vivono, dove Barbara ed io insegniamo, dove Stefano e Mauro filmano per giorni e settimane. Ilaria si aggiunge e meno male che c’è (ben altro che Silvio!): grandi occhi sotto la fascia colorata che ferma la selva di capelli ricci, le mani sottili riprendono infaticabili, per due intere stagioni, sorride con labbra carnose di ragazza, senza trucco. Luciano ha vissuto per un tempo breve nelle baraccopoli della Repubblica Dominicana, quanto basta per innamorarsene; Barbara dal Mali creava ponti radio, giovanissima raccoglieva la voce dei clochard alla stazione centrale di Milano; Giovanna ha in cuore la scuola di don Milani e i meninos della periferia paulista, i progetti di strada del Minas Gerais; Mario arriva trafelato tra un cineforum e l’altro da organizzare e come freccia sfreccia tra le cineprese; Stefano e gli altri sono giovani, studenti e appassionati.

Questo gruppo di età differenti è il collettivo Nanook: non va declinato al passato remoto perché Nanook non è un progetto ideologico ma una pratica delle relazioni in un posto di molti mondi, un sentire comune che si alimenta nella frequentazione con i ragazzi pakistani della scuola popolare migranti. Questi ultimi masticano parole in più lingue e fanno fatica a capirsi, a spiegarsi in un paese ospitante che ospitale non è; per questo si aiutano, tra una pronuncia incerta e un segno di ortografia sbagliato, un tempo verbale che salta. E’ la scuola popolare migranti. Poi ci sono i ragazzi del laboratorio teatrale tenuto da Giulia & Giulia, culture meticce, mani che s’intrecciano, corpi che si toccano come non farebbero nei rispettivi paesi d’origine. In classe le voci di Hassan, Avila, Luciano Martinez recitano Dante in hurdu e ispanico: Guido i’vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento… – Per incantamento- mi fa Barbara – ma come glielo racconto il Dolce Stil Novo di una Firenze fuori dal tempo, l’amore di una donna angelo che fa da ponte tra la terra e il cielo? –

Nella sua classe entra Rita, madre di un ex studente, narra altre migrazioni : la sua, dalla Sicilia a Monaco di Baviera a sudare e ad assaporare la libertà di figlie del sud che un padre padrone non voleva lavorassero o mettessero le gonne corte degli anni sessanta e uscissero la sera. Rita che quando torna in Italia va ad abitare proprio in quel satellite a Pioltello, quartiere di vecchi migranti e ora di nuovi che vengono dal Magreb, dal Pakistan, dai molti sud del mondo, e si mescola come sa fare lei, donna di comunicazione profonda, che sa curare la ferita in cuore per la perdita di un figlio curando altri figli all’angolo di strada e nella sede del centro donne. Parla con gli studenti di Barbara la lingua dell’accoglienza, senza però convincerli della bellezza mista del satellite – luogo pericoloso, degradato – così ne parlano loro che lo conoscono e si dicono “negro” e “stronzo” quando giocano a scopa all’intervallo: non barare! Ed è seconda generazione.

Nella proiezione del documentario, alla fine, eravamo fianco a fianco. Scorrevano quei primi piano pieni di espressione e di perché, con la pronuncia di “diritto”, “storto” ,“rovescio”; insegnare le parti del corpo e sapere dire le malattie; le parole che inciampano, con un italiano da apprendere: scoglio, barriera, ponte per entrare in un paese ed abitarlo davvero, come cittadini-ragazzi a rendere giovane un paese invecchiato, un’Europa di frontiere chiuse e poche idee in movimento. Lì ci siamo rivisti, a piazza Garibaldi di Pioltello, là dove Katerine ha aiutato i bambini del quartiere nei murales che hanno cancellato un po’ di grigio scrostato sui muri e sui palazzoni che non hanno amministratori. Alle finestre si affacciavano madri giovani con bambini avvolti nei manti di colore giallo e azzurro e arancio. E’ stato allora che l’arcobaleno di Amina si è fatto brillante e si è portato via tutta la pioggia dell’autunno e dell’inverno che non se ne voleva andare. E lì l’Africa, l’America Latina, l’Asia, il mondo tutto lo abbiamo riconosciuto ed eravamo a casa. Fabio ha chiuso i lavori, lui che non ci ha dato tregua: “filmiamo a sfinimento fino a scomparire con le nostre cineprese, fino a farci dimenticare”. Noi avevamo ancora negli occhi Mirko che parla ad Hassan sull’ Ape rossa con cui viene a scuola senza paura che lo sfottano per quella Ferrari da contadino; Ilaria conversava con un pakistano il cui sorriso si accendeva nel bruno della pelle – non ho potuto vedere il documentario perché sono stato a pregare -. Ma cinque volte al giorno? e non avete altro da fare? così diceva Mirko nel documentario. Andando via Fabio riconosce il pugliese di suo padre, ma parlato più stretto dalla signora del quartiere, allora le dà corda – Qui di stranieri c’è pieno – sentenzia lei severa e fa un niet con le due mani che s’incrociano tra loro, definitive. – Una bella ripresa dal basso alla signora e vincevamo l’Oscar – dice Fabio. Misteriosi segni dell’integrazione.

Nanook è un gruppo eterogeneo per età, professioni e invenzioni di lavoro. Quale colla ha tenuto insieme tutto questo? E’ diventato una specie di tunnel da cui non si esce: alcuni dei partecipanti giuravano ogni volta che l’incontro successivo sarebbe stato l’ultimo per gravi impegni familiari, ma passavano le intemperie e le stagioni, battevano i venti del nord-est sul Satellite e piazza Garibaldi; Barbara tossiva tisica, ma indefessa continuava a filmare e a fumare. Tutt’intorno la periferia di Pioltello: panni stesi, giovane età media. Le piogge sugli ombrelli delle donne marocchine, un cus cus diventato cuscussole nella moltiplicazione degli accenti.

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